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È il porto la “Terra dei Fuochi” (urbana) della città di Napoli 

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Di tanto in tanto, nei periodi di particolare siccità, inizia a circolare una sigla più o meno familiare che determina i livelli di smog e di tossicità dell’aria: il Pm10, le famigerate polveri sottili presenti nell’atmosfera legate, per una buona parte, all’attività dell’uomo. Un recentissimo studio della Lancet Commission on Pollution & Health indica che nel 2015 un sesto dei decessi mondiali sono stati causati dall’inquinamento; pensate, un numero di vittime 15 volte superiore a tutti i conflitti armati e alle altre forme di violenza occorse in quell’anno.

L’inquinamento selvaggio e incontrollato è dunque un problema serio, che di certo non può essere arginato disponendo il divieto di circolazione delle automobili nelle città più densamente popolate (secondo uno studio, in un’area urbanizzata, le auto a diesel incidono solo per il 14%). In questi giorni, a causa del prolungato periodo di siccità in Italia, continuano a rimbalzare notizie allarmanti sull’inquinamento della pianura Padana, un’area vastissima e orograficamente soggetta a ristagni atmosferici davvero poco salubri. E anche Napoli, come tutte le grandi metropoli italiane, è balzata in questi giorni alle cronache per aver sforato i livelli di inquinamento imposti dalla legge e dall’Unione Europea.

Il Comune della città partenopea, come ormai da prassi, si cautela, informando che ai fini di un’ulteriore azione di contrasto delle misure atte a mitigare gli effetti nocivi delle polveri sottili, si è deciso di limitare la circolazione dei veicoli i giorni lunedì, mercoledì e venerdì con un’estensione dell’orario fino alle 19.30. Un intervento necessario, seppur aggravato dalla crisi del trasporto pubblico napoletano, ma che comunque risulta insufficiente, soprattutto in considerazione del fatto che la maggiore fonte di inquinamento in città risulta essere il porto di Napoli.

È tristemente noto che la banchina portuale dello scalo partenopeo è ancora oggi sprovvista di elettrificazione. Le navi in sosta nel porto di Napoli, che ricordiamo essere tra i più trafficati d’Europa, sono obbligate da esigenze operative a lasciare i motori accesi per ore, sprigionando, di conseguenza, colonne di fumi tossici in un’area urbana vastissima e abbondantemente popolata. Si tratta di una vera e propria “Terra dei Fuochi” autorizzata, e in piena città; – come la definisce lo scrittore Angelo Forgione – una questione vecchia e più volte discussa, che ancora una volta ci rivela l’atavica e imbarazzante inadeguatezza delle nostre infrastrutture.

Se l’obiettivo è quello di migliorare la qualità della vita, in un territorio peraltro già vittima di un biocidio decennale e senza precedenti nella storia dell’Occidente, non si può di certo prescindere dall’elettrificazione del porto di Napoli. Ne vale della salute dei cittadini, in fondo viviamo in un paese civile noi, o no?

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