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Roger Abravanel: “La fuga dalle università del Sud è una buona notizia”

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È difficile commentare, alla luce dell’analisi effettuata nelle scorse settimane sul devastante fenomeno della smoderata migrazione universitaria verso il Nord degli studenti meridionali, una frase del genere.

Si spera sempre sia un errore, una “fake news” oppure una provocazione, dalla quale magari partire verso la descrizione, onesta e accurata, delle cause strutturali di tutto questo. Ma purtroppo non è cosi e, ancora una volta, la bocca sembra quasi uno “strumento” utile solo a produrre fiato o, nel peggiore dei casi, a perpetuare i soliti clichè.

In questo caso, durante la trasmissione della rubrica “Meriti e Regole” del Corriere della Sera Tv, condotta da Daniele Manca, ad aggiungersi alla lista di chi ritiene la popolazione meridionale incapace di generare cultura, istruzione, economia e accoglie la notizia della migrazione universitaria al Nord come un “segnale positivo“, in quanto dimostrerebbe che i giovani del Sud si sono finalmente “svegliati”, è l’esimio saggista Roger Abravanel il quale, anche se inizialmente si dichiara stupito per i dati, pubblicati recentemente dallo Svimez e riportati anche dal Corriere, afferma: “Io penso che, complessivamente, sia una cosa positiva perchè dà un segnale che i giovani del Sud, abituati a un tipo di università sotto casa, hanno capito che è meglio andare in un’università buona ma lontana o, perlomeno, percepita buona ma lontana, e lasciare mammà. Questo è un segnale importante anche per le università del Sud, le quali ricevono un ritorno”.

Ma non finisce qui: alla domanda sulla qualità degli atenei del Mezzogiorno e sul problema dei finanziamenti, fatta dal conduttore (per nulla contrariato dalle riflessioni scaturite durante l’intervento del grande “luminare” ), Roger Abravanel rincalza: “È un cane che si morde la coda. Se hai pochi iscritti, hai pochi finanziamenti. Peraltro da anni vogliono intavolare una trattativa con il Miur senza essere valutati. Inoltre i finanziamenti sono rimasti costanti. Si lamentano sempre”.

Perciò, cari ragazzi del Sud, lasciate “mammà“, papà, sorelle, fratelli, parenti, amici, l’università sotto casa e venite nel luogo in cui tutto si risolve, vale a dire l’evoluto, impareggiabile, incommensurabile Nord.

E poco importa se la vostra terra si sta avviando verso la desertificazione demografica, alla stagnazione economica, umiliata dall’abbandono totale da parte delle istituzioni nazionali, voi venite da noi, vi accogliamo a “braccia aperte”, basta che sgobbate. Però, sia chiaro, sempre terroni rimanete. Ho capito bene, caro Roger?

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