Romana Petri: “Basta cellulari in classe nelle scuole superiori”

di Chiara Moretti

Romana Petri chiede stop ai cellulari nelle scuole superiori. - Ilvaporetto.com

Il tema dell’uso del cellulare durante le lezioni resta caldo nelle scuole italiane. Romana Petri, scrittrice e insegnante con anni di esperienza, si schiera a favore del divieto di usare il telefono in aula. Racconta perché questa regola ha senso, pur ammettendo i suoi limiti. Al centro del dibattito, c’è la ricerca di un equilibrio tra disciplina e il diritto degli studenti di restare in contatto con le famiglie.

Romana Petri: “Il cellulare è una distrazione continua in classe”

Romana Petri ha insegnato nelle scuole superiori fino al 2021 e conosce bene la realtà degli studenti con i loro telefoni. Racconta di come spesso chiedesse ai ragazzi di consegnare il cellulare all’inizio della lezione, per restituirlo solo alla fine. Una pratica che, secondo lei, funziona. “Li vedevo tirar fuori il cellulare sotto il banco, magari per sbirciare i social, e così si perdeva l’attenzione su tutto quello che stava succedendo”.

Questa distrazione – spiega – impedisce di seguire bene le spiegazioni e di partecipare davvero alla lezione. Per questo Petri sostiene con convinzione il divieto di usare il cellulare in classe. Il divieto, dice, serve a mettere un po’ d’ordine e a migliorare la concentrazione. Negli anni ha visto quanta fatica fanno gli studenti a restare focalizzati, soprattutto con le continue notifiche che arrivano dallo smartphone. Per lei, il rischio è che il telefono diventi un vero e proprio ostacolo all’apprendimento.

Il cellulare serve… ma non in classe

Petri precisa però che il divieto vale solo durante le lezioni, non per il possesso del telefono in sé. Le scuole non possono impedire agli studenti di portare il cellulare, e nemmeno chiederlo. Oggi il cellulare è uno strumento indispensabile per restare in contatto con la famiglia, soprattutto quando i ragazzi escono da scuola. “Non ci sono più cabine telefoniche o altri modi pubblici per chiamare a casa – spiega – quindi togliere del tutto il telefono significherebbe togliere anche sicurezza e controllo ai genitori.”

Da madre, Petri sa bene quanto sia importante poter comunicare con i figli quando non sono a casa. Per questo la regola deve riguardare solo il momento della lezione, per evitare distrazioni, ma non il divieto totale di portare il cellulare a scuola. È una posizione che cerca di bilanciare la necessità di attenzione in classe con il bisogno delle famiglie di sentirsi rassicurate.

Oltre la scuola: il cellulare e i rischi sociali e psicologici

Per Petri, il problema del cellulare va ben oltre le aule scolastiche. È una questione che riguarda tutta la società. Anche tra gli adulti, dice, i telefoni rubano troppo tempo e attenzione. Fa l’esempio delle persone in treno, spesso più prese dallo schermo che da quello che succede intorno a loro. L’uso continuo dello smartphone, secondo lei, fa calare la soglia di attenzione e può ridurre le capacità intellettive.

In più, Petri sottolinea un aspetto più preoccupante legato ai social: il cellulare facilita il bullismo online, soprattutto verso le donne. Ricorda come attrici fotografate in momenti poco lusinghieri ricevano commenti crudeli. Cita Michela Murgia, spesso bersaglio di insulti per la sua intelligenza e indipendenza, come esempio di questa violenza digitale. Questi attacchi creano un clima che allontana dal confronto civile e dalla curiosità culturale, spingendo a preferire esperienze più tradizionali, come ascoltare un professore di greco.

Come è cambiato il primo giorno di scuola: dai ricordi di Petri alla realtà di oggi

Petri racconta anche come un tempo il primo giorno di scuola fosse un momento speciale, pieno di aspettative e voglia di ritrovarsi con i compagni dopo le vacanze. Era un’occasione carica di entusiasmo che alimentava la passione per lo studio. Da insegnante, invece, dice di aver visto un clima molto diverso: il lavoro è diventato più pesante, con tante scartoffie e una gestione scolastica che lascia poco spazio al rapporto diretto con gli studenti.

Questo cambiamento si riflette anche nel rapporto tra scuola e famiglia. Spesso i genitori si concentrano solo sui voti, senza offrire il supporto necessario nei momenti di difficoltà, e così la scuola perde parte del suo ruolo educativo. Il legame umano con i ragazzi si indebolisce, lasciando spazio a una semplice attesa di risultati invece che a un percorso di crescita vero. Tutto questo rende più complicato il lavoro degli insegnanti e influenza l’esperienza formativa degli studenti.

Il dibattito sul cellulare in classe si inserisce quindi in un quadro più ampio. Le parole di Romana Petri mettono in luce questioni pratiche e culturali che vanno oltre la gestione del tempo in aula: parlano di relazioni sociali, di educazione, e degli effetti che la tecnologia ha sulla mente e sul comportamento dei giovani.