Il portale d'informazione della tua città

L’oro di Napoli: Quando San Gennaro tradì i Napolitani per i Francesi

0 9.596

La capacità di presagire un evento o di trasmettere un responso era tenuta in grande considerazione nell’antichità e ampiamente sfruttata per orientare campagne militari e strategie politiche. Sfruttando il potenziale premonitore delle Sibille, o dei famosi indovini, che da sempre affollano la storia dell’umanità, e assecondando di riflesso le volubili bizze degli dèi, l’aristocrazia delle città possedeva lo strumento morale per motivare e giustificare una guerra, per legittimare un re, oppure sancire una legge.

Un mezzo dal potere illimitato ma allo stesso tempo pericoloso ed estremamente delicato, poiché capace di influenzare il destino di interi popoli e demolire gli equilibri sociali delle comunità. La pratica era largamente collaudata e proprio per la sua accezione ultraterrena, e di conseguenza insindacabile, era in grado di mettere tutti d’accordo: aristocrazia, religione e popolo. A dispetto di quello che si possa pensare, l’usanza di rimettere nelle mani di un’entità superiore le sorti di un popolo si è protratta nei secoli fino a lambire il recente passato. Basti ricordare la cerimonia liturgica reclamata dal popolo napoletano in occasione degli avvicendamenti monarchici della città, quando il destino e le speranze di Napoli erano riposte nella liquefazione del sangue di San Gennaro.

Un episodio in particolare merita di essere ricordato e fa riferimento alla parentesi giacobina della città, quando i francesi, nel 1799, per legittimare la loro presenza, furono costretti a prelevare le ampolle contenti il sangue di San Gennaro e attendere l’approvazione di Faccia Gialla, il santo patrono. Le cronache raccontano che il sangue si sciolse quasi immediatamente, tra i borbottii e i rimproveri del popolo che mal sopportava i francesi ed era concettualmente riluttante ad accettare il nuovo padrone. I Napoletani non digerirono l’avvento del miracolo e anzi, per la prima volta nella sua storia, il popolo sperò che il sangue non si liquefacesse.

Il mancato miracolo avrebbe rappresentato un segnale inequivocabile e ultraterreno per scatenare la rivolta contro le truppe di Championnet. Ma il sangue si sciolse proprio dinanzi al generale francese e i Napoletani accusarono San Gennaro di alto tradimento, di parteggiare per i giacobini, ritenendolo dunque inidoneo a conservare la carica di santo patrono della città. Maurizio Ponticello, nel suo libro Un giorno a Napoli con San Gennaro, indagando sulle contraddizioni delle fonti storiche, e analizzando i documenti ufficiali della Deputazione di San Gennaro, nei quali non risultano miracoli durante il burrascoso soggiorno di Championnet a Napoli, mette in dubbio questo episodio ipotizzando che il miracolo fu in realtà architettato dal generale francese allo scopo di favorirsi il consenso dei napoletani. Le conseguenze di quel sussurro furono però devastanti: da quel momento, e per alcuni anni a seguire, il patronato di Napoli fu affidato a Sant’Antonio, almeno fino a quando il popolo comprese che il nuovo protettore era inefficace contro la ferocia funesta del Vesuvio. Dinanzi a tali urgenze i Napolitani decisero di ristabilire gli antichi equilibri e dimenticarono in fretta le discrepanze politiche con San Gennaro.

E chissà quali disordini sarebbero poi deflagrati in città se nel 1860, dinanzi al dittatore Giuseppe Garibaldi, come lo chiamavano i Napoletani, San Gennaro avesse sciolto il suo cuore e liquefatto la linfa scarlatta custodita nelle sacre ampolle…

Diventa fan del Vaporetto per tutte le news sulla tua città, clicca qui e seguici sulla nostra pagina!

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.