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San Giovanni a mare: la Napoli Normanna tra Mercato ed il Borgo Orefici

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La chiesa di San Giovanni a mare si affaccia sull’omonimo vicolo tra la zona Mercato e il Borgo Orefici, così denominata perché quando fu costruita il mare ne accarezzava le mura. Essa, rappresenta l’unico esempio di edilizia religiosa a Napoli in età normanna, pertanto risulta essere una testimonianza architettonica di notevole interesse culturale, in quanto riassume parte dell’evoluzione della città di Napoli.

La chiesa di San Giovanni a mare, fondata nel XII secolo alla base di una preesistente struttura – di cui tuttora restano parti visibili -, fu annessa all’ospedale di San Giovanni eretto dai cavalieri dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, divenuto poi di Malta, per accogliere coloro i quali tornavano malati dalla Terrasanta. Nel 1336 per volontà di Fra’ Domenico Alemagna la chiesa venne ampliata e dopo il terremoto del 1456, sotto la giurisdizione di Fra’ G. Battista Carafa, fu restaurata e costruito il campanile angioino in tufo con rivestimento in piperno, la cui vista, purtroppo oggi, è impedita dagli edifici circostanti.

Soppresso l’Ordine nel decennio francese, l’ospedale fu ridotto a private abitazioni, mentre la chiesa fu data nel 1828 alla Diocesi di Napoli, che la eresse a Parrocchia. Dopo decenni di abbandono, a partire dagli anni novanta del Novecento, per la Chiesa di San Giovanni a mare è stato presentato un programma di interventi da parte della Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici di Napoli e Provincia, tanto che oggi è inserita nel panorama culturale cittadino.

Alla chiesa si accede attraverso un portale medievale del XII secolo, preceduto da un atrio. Il suo interno è caratterizzata da tre navate con archi poggiati su colonne di spoglio con capitelli di diverso disegno, un primo impianto romanico (XI-XII secolo), cui fu aggiunto nel ‘200 un secondo transetto che termina con cappelle a fondo piano di tipo cistercense. Nel pavimento di questo transetto, in corrispondenza della navata centrale, si possono ammirare, ricoperte da lastre di cristallo, le strutture di fondazione dell’abside circolare. Molto importante è l’arco ribassato, durazzesco-catalano, che inquadra la cappella centrale con l’altare maggiore. Tra il XIV e XV secolo a San Giovanni a mare furono aggiunte alcune cappelle laterali, come quella del Salvatore, dello Spirito Santo o Sant’Anna con arco a tutto sesto in piperno sul lato sinistro e, dal lato opposto, quelle dedicate a San Lazzaro con arco cinquecentesco e a Santa Barbara con arco a tutto sesto quattrocentesco. In fondo alla navate centrale è presente la grande lapide sulla tomba di Michele Regio, cavaliere ed architetto al tempo di Carlo III e Ferdinando IV. A fianco c’è il fonte battesimale con i due bassorilievi dell’Annunziata e di San Gabriele, opera di bottega napoletana del XV secolo. La pavimentazione in basaltino bocciardato richiama il battuto medievale di un tempo. Molte lapidi di cavalieri dell’Ordine sono sparse al suolo e le pareti sono ricche epigrafi, targhe e stemmi araldici risalenti a diversi secoli. E’ tradizione che dinanzi al Crocifisso, in una delle cappelle, avesse pregato Santa Brigida quando venne a Napoli al tempo di Giovanna I, perciò in questa chiesa si celebrava, una volta con molta solennità, la festa di Santa Brigida.

Nell’atrio d’ingresso della chiesa di San Giovanni a mare si trova una copia dell’antico busto di Donna Marianna, così ribattezzata dai napoletani e diventata nei secoli un’icona della città di cui l’originale, in marmo, è posta all’interno di Palazzo San Giacomo. Denominato la “testa di Napoli”, questo busto è stato molto importante per molti popolani, in quanto ritenuto oggetto sacro e simbolo stesso del complesso destino storico della città. La scultura, inizialmente, faceva parte di una opera di epoca greca, raffigurante la mitologica sirena Partenope.

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