San Siro, vendita a rischio: il prezzo potrebbe calare di 30 milioni per bonifiche e costi extra
La trattativa tra Comune di Milano, Inter e Milan per la cessione di San Siro entra in una fase decisiva. L’Agenzia delle Entrate aveva fissato il prezzo a 197 milioni di euro, ma ora si parla di una possibile riduzione fino a 160 milioni. Tutto ruota intorno ai costi di bonifica e altri oneri che il Comune dovrebbe coprire. Una mossa che ha acceso un acceso dibattito politico in città, proprio mentre si avvicina la delibera consiliare prevista per settembre 2025.
Perché il prezzo di San Siro potrebbe scendere
Il Comune giustifica la riduzione del prezzo con la necessità di farsi carico delle bonifiche ambientali e di altri costi legati all’area intorno allo stadio. La legge sugli stadi, secondo l’amministrazione, assegna ai proprietari pubblici la responsabilità di questi interventi, che peserebbero non poco sulle casse comunali. Così, dal prezzo iniziale di 197 milioni si potrebbe togliere una cifra vicina ai 30 milioni.
Ma non tutti sono d’accordo. Alcuni politici, come il consigliere comunale del Pd Alessandro Giungi, contestano questa lettura. Secondo lui, “la normativa non obbliga il Comune a questo onere e la riduzione del prezzo sembra più un favore ai fondi immobiliari dietro Milan e Inter, senza vantaggi concreti per i cittadini.” Giungi sottolinea che “usare i soldi della vendita per finanziare opere pubbliche non giustifica, da solo, questa scelta, soprattutto perché vale per qualsiasi vendita di un bene pubblico.”
Reazioni e tensioni in Consiglio Comunale
L’ipotesi di uno sconto di 30 milioni non è passata inosservata e ha scatenato critiche anche tra chi sostiene la giunta. Già in passato diversi consiglieri si erano detti contrari alla vendita dello stadio ai club privati. Ora, il possibile taglio al prezzo dà nuova benzina al fuoco.
Carlo Monguzzi, consigliere dei Verdi, parla di “un regalo ai fondi speculativi” che fa scendere il valore dell’operazione da 197 a 160 milioni. Ricorda come così San Siro finirebbe sotto il valore di altri immobili simbolo della città, come il Pirellino. E respinge l’idea che sarà il Consiglio a decidere come usare quei soldi, sottolineando che “la gestione dei fondi pubblici è una responsabilità del Parlamento locale, non una concessione dell’amministrazione.”
La delibera sul futuro di San Siro è in calendario per settembre 2025 e promette un dibattito acceso. Non si tratta solo di numeri, ma anche del destino urbanistico e sociale di un’area che per Milano ha un peso enorme.
Tra eventi e accordi, San Siro resta al centro della città
Intanto, intorno allo stadio si muove molto. Recentemente, la società M-I Stadio, controllata da Milan e Inter, ha firmato un accordo con gli ambulanti dell’area. Il numero delle postazioni è stato ridotto, ma resta attiva la vendita di gadget ufficiali. Un segnale che si cerca di tenere sotto controllo anche l’aspetto commerciale e sociale dello spazio.
San Siro continua a essere un punto di riferimento per eventi sportivi, non solo per le partite di Serie A. Tra pochi giorni, ad esempio, l’Inter ospiterà il Torino in una gara che promette il tutto esaurito. Questo conferma quanto lo stadio sia ancora nel cuore della città, capace di unire i tifosi e attirare attenzione mediatica.
La decisione sulla vendita non riguarda solo i soldi, ma anche un pezzo importante di Milano, con riflessi sull’urbanistica e sulla vita sociale legata allo sport. San Siro resta un simbolo, e il futuro della sua proprietà pesa più di un semplice affare economico.
