Sarri valuta tra 4-3-3 e 4-2-3-1 nella Lazio mentre Pedro si prepara a un ruolo da trequartista chiave

di Roberta Ludovico

Sarri studia il modulo, Pedro pronto a guidare il gioco della Lazio. - Ilvaporetto.com

La Lazio sta cercando di superare la fase difficile dal punto di vista offensivo che ha visto la sconfitta contro il Como. Maurizio Sarri sta sperimentando moduli differenti per trovare la soluzione giusta in campo, concentrandosi soprattutto sulla gestione di Pedro, che potrebbe assumere un ruolo più centrale per dare nuova linfa creativa alla squadra. Il tecnico osserva con attenzione anche altri elementi di centrocampo, cercando di mantenere un equilibrio tra stabilità difensiva e incisività in attacco.

Le scelte tattiche di Sarri tra 4-3-3 e 4-2-3-1

Maurizio Sarri mantiene come base primaria il modulo 4-3-3, ma lo applica con un metodo di continua verifica per capire se possa davvero portare la squadra a sviluppare prestazioni più brillanti. Lavorando su questa impostazione ha preso tempo, osservando gli interpreti e lasciando in sospeso alcune scelte, in particolare in mediana.

La situazione riguarda soprattutto la concorrenza tra Dele-Bashiru e Belahyane per la mezzala, dato che Vecino non è ancora pronto per un impiego regolare. Il tecnico piemontese predispone un’alternativa: il 4-2-3-1 che aveva iniziato a sperimentare all’ingresso di Dia nelle fasi finali della partita contro Como. In quel frangente aveva schierato Pedro a destra e Zaccagni a sinistra, con Taty puntato in avanti, senza risultati incoraggianti.

Nonostante ciò, Sarri continua a considerare quell’opzione valida e potrebbe rilanciarla con una novità di rilievo: spostare Pedro dal ruolo di ala a quello di trequartista dietro l’attaccante centrale. Questo adattamento serve a valorizzare meglio le caratteristiche del giocatore, visto che il passo da esterno, a 38 anni, sta diventando più impegnativo.

Il passaggio a trequartista dovrebbe consentire a Pedro di offrire assist più precisi e frequenti, aiutando così i bomber, che spesso si trovano isolati senza palloni giocabili. Il problema della scarsa efficacia offensiva è il vero nodo da sciogliere: la mancanza di gol tiene la squadra in difficoltà in più occasioni. Sarri sembra orientato a investire su questo cambiamento, in linea anche con la stagione scorsa, quando Baroni aveva sperimentato Pedro al centro della trequarti per dargli più spazio.

Pedro: la nuova identità della Lazio a quasi quarant’anni

Pedro, al quale si fa sempre più riferimento con il diminutivo “Pedrito“, ha guadagnato uno status quasi mitico tra i tifosi e nello spogliatoio. Dopo una stagione in cui ha segnato 14 reti complessive, con 10 in campionato e un record di 9 gol da subentrato, è diventato un punto fisso nelle rotazioni.

Nel racconto che Pedro fa di se stesso si coglie la sua consapevolezza di un ruolo mutato rispetto agli anni migliori. Ammette di non poter più reggere l’intensità di una partita intera, ma riesce a esprimersi al meglio quando gioca venti o trenta minuti, conservando entusiasmo e voglia di mettersi in gioco.

La sua ambizione si concentra sulle piccole finestre d’azione che ha sul campo, dove la rapidità e il dribbling gli permettono di cambiare ritmo e creare pericoli negli ultimi minuti delle gare. Pedro è diventato un simbolo della Lazio contemporanea proprio per questa capacità di dare un contributo decisivo anche partendo dalla panchina.

Questa evoluzione fa sì che il suo ruolo di trequartista, più vicino al portatore di assist che all’ala pura, possa valorizzare al meglio le sue qualità, mantenendo vivo il contributo alla squadra senza pesare sulla risposta fisica. È una soluzione ritenuta da Sarri un possibile valore aggiunto per la fase offensiva.

La rimodulazione della squadra e la sfida mentale richiesta da Sarri

Sul piano mentale Sarri non manca mai di sottolineare l’importanza della tenuta nervosa. Richiede al gruppo un atteggiamento forte, una presenza psicologica che consenta di affrontare le difficoltà e di lottare fino all’ultimo secondo. Il risultato dipende tanto dalla capacità di soffrire e reagire quanto da strategie più tecniche.

Prima si punta quindi sulla fame di vittoria, sul desiderio di cambiare lo stato attuale delle cose. Solo con questo ingrediente al primo posto Sarri ritiene utile ogni modulo scelto e ogni assetto tattico.

Dopo la batosta contro il Como, Sarri ha lasciato intendere che la squadra potrebbe cambiare in modo significativo nei prossimi mesi, adattando le proprie caratteristiche di gioco. Il tecnico vuole capire se la squadra riuscirà a palleggiare con efficacia, costruire azioni verticali e creare occasioni da gol diversificate, sia con lanci lunghi sia con la profondità nelle ripartenze.

Il primo test cruciale per vedere se questi accorgimenti potranno dare un segnale diverso sarà la partita contro il Verona. Durante la settimana Sarri ha lavorato con la squadra tra lezioni video e richiami motivazionali, notando una certa reazione e un clima più positivo in allenamento.

L’allenatore si trova a gestire una rosa non completamente sua, costruita prima del suo arrivo e attualmente impossibile da rivoluzionare fino a gennaio. Per questo la sua guida si misura anche nella capacità di proteggere lo spogliatoio, individuare nuove risorse interne e indirizzare la squadra verso un equilibrio che sul piano caratteriale possa superare le difficoltà attuali.

Sarri sembra quindi in una fase di attesa attiva, pronto a cambiare assetto in corsa e a sfruttare ogni occasione per dare alla sua Lazio un’identità più convincente e competitiva nei prossimi appuntamenti di campionato.