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Se Napoli piange, Roma (e l’Italia) non ride

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NAPOLI, 10 MARZO – La Corte dei Conti si è dunque espressa: il Comune di Napoli dovrà risanare il rosso di 114 milioni di euro emerso a seguito del pareggio di bilancio del 2016. Ma il sindaco e i suoi consiglieri promettono battaglia, etichettando come formalmente ingiusto pagare un debito contratto dal Comune quasi quarant’anni fa, quando una buona fetta di cittadini napoletani ancora non era nata. I debiti sotto l’occhio del ciclone, come ormai tutti sanno, sono maturati nei confronti di due consorzi di ricostruzione edilizia: l’ormai famoso Cr8, relativo ai lavori di ricostruzione post terremoto dell’Irpina (1981), che vanta un credito di ben 83 milioni di euro, come stabilito dalla Corte d’appello nel 2016, e il Cr10, contenzioso nato dal commissariamento sullo smaltimento dei rifiuti. Sulla base di questi presupposti la Corte d’appello, con sentenza 39/2016, ha imposto il pignoramento delle casse comunali, paralizzando, difatti, ogni piano dell’amministrazione napoletana, e spingendo il comune verso il dissesto finanziario.

Ma i mali del Comune di Napoli hanno radici profonde: quando sette anni fa il sindaco de Magistris subentrò alla Iervolino il bilancio di Palazzo San Giacomo era già compromesso, al punto che le condizioni per il dissesto finanziario c’erano già tutte nel 2011. La città partenopea paga quindi un’eredità pesantissima aggravatasi negli ultimi anni con i continui tagli verso gli enti pubblici da parte del governo centrale. Ma se Napoli piange di certo il resto dell’Italia non se la ride, perché i comuni italiani ad un passo dal default – secondo i dati pubblicati da La Stampa nel 2017 – sono ben 270 (tra predissesto e dissesto). Roma, ad esempio, vanta – si fa per dire – un debito di ben 2.5 miliardi di euro (fonte IlSole24Ore); parliamo di un comune peraltro “ripulito” dal commissariamento del 2008, che esternalizzò un debito di quasi 9 miliardi di euro, e dal decreto Milleproroghe del 2013.  Non se la passa bene neanche Torino, dove  – secondo i magistrati contabili – la spesa è stata plasmata su entrate sovrastimate e ora va ridotta. Ma la sindaca Appendino si è opposta ad un eventuale taglio drastico commentando che tagliare 200 milioni in un anno significherebbe non poter più garantire servizi essenziali ai cittadini.

Insomma, come è ormai evidente, le amministrazioni comunali – soprattutto al Sud – sono sempre più in affanno, ostaggio di un sistema drogato e soffocante, e dei continui tagli dei trasferimenti agli enti locali da parte dello Stato. Intanto, è notizia di ieri, il Sindaco di Napoli Luigi De Magistris ha ricevuto rassicurazioni in merito dall’attuale capo del governo Paolo Gentiloni: “Mi ha assicurato che sta seguendo personalmente la questione ed entrambi abbiamo auspicato che giovedì, a Palazzo Chigi, si possa chiudere definitivamente la questione con il via libera per l’eliminazione dell’intero pignoramento delle casse del Comune di Napoli”.

 

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