Serie a 2025: tra investimenti esteri e poco spazio ai calciatori italiani nel mercato dei club

di Andrea Presto

Serie A 2025, investimenti esteri e calciatori italiani in secondo piano. - Ilvaporetto.com

La Serie A si conferma come uno dei campionati più finanziariamente attivi d’Europa, con flussi economici che superano il miliardo di euro solo nelle sessioni di mercato. Tuttavia, nonostante il denaro che circola, le squadre italiane destinano una quota molto bassa delle proprie risorse ai giocatori nazionali. Questa dinamica mette in luce un equilibrio complesso tra investimenti stranieri e il ruolo marginale degli italiani nel calcio di alto livello, con ripercussioni sul sistema calcistico nazionale e la nazionale stessa.

La disparità negli investimenti sui calciatori italiani nei club di serie a

Ogni volta che i club di Serie A spendono 100 milioni di euro per rinforzare le squadre, meno di 18 milioni vanno a calciatori italiani. Questo dato fotografato nel 2025 mostra una realtà dove i giocatori stranieri prevalgono nettamente, rappresentando circa il 66% degli innesti nelle rose. Sono 17,9 milioni di euro investiti in media per ogni 100 milioni spesi sul mercato che si concentrano su talenti nostrani, una percentuale che riflette una tendenza consolidata negli ultimi anni.

L’importanza di questa disparità emerge anche studiano la struttura stessa del sistema calcio italiano. Infatti, quei 17,9 milioni incanalati verso calciatori italiani fanno parte di una cifra più ampia, pari a 38,2 milioni ogni 100, che vengono poi ridistribuiti sia tra club di Serie A che in categorie inferiori come Serie B e Lega Pro. Questa redistribuzione economica sostiene il movimento calcistico nazionale, ma non basta a invertire la stagnazione del ruolo dei giocatori italiani nel massimo campionato.

Questa situazione mette a rischio anche la competitività della nazionale azzurra: pochi nuovi talenti riescono a imporsi stabilmente nel campionato italiano, rendendo più difficile inquadrare una linea di giovani emergenti pronti per la squadra nazionale. Giocatori come Leoni, che si è trasferito recentemente al Liverpool, rappresentano esempi di un sistema che non riesce a trattenere le proprie promesse più interessanti, spingendole ad andare all’estero.

I flussi finanziari internazionali e la loro incidenza sul calcio italiano

Il mercato della Serie A si muove su capitali che arrivano prevalentemente dall’estero. Circa il 62,3% dei ricavi complessivi dei club proviene da investimenti stranieri, tra sponsorship, diritti televisivi e trasferimenti di giocatori. Questo dato sottolinea quanto la Serie A sia un campionato molto attrattivo per investitori e club esteri, i quali finanziano in maniera decisiva l’attività delle squadre italiane.

Questa rete di denaro internazionale supporta spesso gli acquisti di calciatori provenienti dall’estero e le strategie di mercato dei singoli club. Napoli, Milan, Atalanta e Roma, ad esempio, sono esempi di squadre che hanno trovato nel capitale straniero la spinta per acquistare o cedere giocatori, influenzando le dinamiche finanziarie del mercato. Napoli ha incassato 75 milioni dal Galatasaray per Osimhen, il Milan ha ceduto Reijnders al City e Thiaw al Newcastle, mentre l’Atalanta ha ottenuto un trasferimento da 68 milioni all’Al-Qadsiah.

Tuttavia, questa capacità di attrarre capitali dall’estero mostra anche una debolezza. Se da un lato i club italiani riescono a comprare calciatori a prezzi competitivi fuori Italia, dall’altro faticano a trattenere i propri talenti. I giovani più promettenti sono costretti a lasciare il campionato per continuare la loro carriera altrove. Il sistema dunque, pur essendo ricco di risorse esterne, non riesce a reggere la concorrenza internazionale dal punto di vista dei giocatori.

Il volume e la struttura delle operazioni di mercato in serie a nel 2025

Nel corso della stagione 2025-26, la Serie A ha confermato il suo ruolo tra i campionati più ricchi d’Europa, con un valore totale delle operazioni di mercato in entrata superiore al miliardo di euro per la terza stagione consecutiva. Solo nell’estate 2025 il mercato ha raggiunto circa 1,19 miliardi di euro, secondo le stime di Transfermarkt, e si prospetta un superamento della soglia di 1,3 miliardi entro la sessione di gennaio. Si tratta di cifre elevate, anche se lontane dal record stabilito nella stagione 2019-20, quando il valore complessivo arrivò a 1,52 miliardi prima della crisi causata dalla pandemia.

Nel conteggio rientrano non solo i trasferimenti ma anche i riscatti definiti a giugno, mentre quelli previsti per la fine della stagione non sono ancora contabilizzati. Prendendo come esempio il Napoli, il club dovrà versare 40 milioni allo United per ottenere il riscatto definitivo di Højlund. L’ammontare degli acquisti rimane sostanzialmente stabile e alto, ma cambiano le dinamiche sul saldo finale delle operazioni. Nel 2025, infatti, il saldo è negativo per 88,28 milioni di euro, segno che i club spendono quasi quanto riescono a incassare dalle cessioni.

Rispetto allo scorso anno, quando il disavanzo era di 367 milioni, la situazione appare più equilibrata ma resta ben distante dai periodi di maggiore saldo negativo, come il -441,5 milioni del 2019-20. Questo equilibrio finanziario suggerisce un mercato meno speculativo, ma comunque intenso, nel quale le società cercano di mantenere stabile il rapporto tra entrate e uscite nonostante i grandi numeri.

Le differenze nei modelli di spesa delle squadre italiane e il caso dei calciatori italiani

C’è una grande varietà di modelli di spesa nel mercato della Serie A, con squadre che dedicano una parte significativa del proprio budget ai giocatori italiani e altre che invece preferiscono puntare quasi esclusivamente all’estero. La Fiorentina è il club che più ha investito in calciatori nazionali, destinando l’85,3% del budget di mercato ad acquisti in Italia e il 54,5% alle risorse destinate ad azzurrabili come Piccoli, Fazzini e Nicolussi Caviglia, oltre al trasferimento di Sohm dal Parma per 15 milioni.

Il Cagliari segue con l’81,2% del budget speso sul territorio nazionale e una quota di 71% investita su giocatori italiani. Tra i club con spese interne elevate c’è anche il Sassuolo, che però non ha puntato su italiani ma ha effettuato investimenti prevalenti in Italia. Diverse squadre di fascia alta come Roma, Milan, Napoli, Bologna e Inter mostrano invece una spesa molto contenuta su calciatori italiani.

All’opposto troviamo squadre come Genoa e Parma, che non hanno investito affatto su italiani, e Como o Lecce, con percentuali molto basse di spesa su calciatori nazionali, rispettivamente 2,3% e 3,1%. Questa frammentazione riflette prospettive e strategie diverse. Alcuni club preferiscono affidarsi ad un vocabolario internazionale per rinforzare le rose, mentre altri cercano di sviluppare talenti italiani ma trovano difficile reperirli sul mercato.

Per le squadre di bassa o media classifica, il mercato dei giovani italiani è spesso bloccato dal fatto che le squadre più forti non hanno interesse a rafforzare potenziali concorrenti per la salvezza. In più, alcuni club regionali puntano ad attrarre giovani emergenti offrendo occasioni di debutto nel massimo campionato che altrove non avrebbero. Questo spiega la presenza di calciatori in prestito o la scelta di formule di mercato più creative.

Infine, investire all’estero spesso si accompagna a condizioni contrattuali più vantaggiose, ad esempio evitando fideiussioni per pagamenti rateali. Questo rende il mercato internazionale più agevole dal punto di vista finanziario, una ragione pratica che aiuta a spiegare la bassa presenza di giocatori italiani nelle trattative dei club.

Gli effetti sul sistema calcio italiano e le prospettive per i talenti azzurri

La forte dipendenza dagli investimenti stranieri e la limitata presenza di calciatori italiani in Serie A rappresentano un nodo cruciale per il futuro del calcio nazionale. Sebbene i club italiani riescano ad attrarre capitali e migliorare i loro organici, la difficoltà a mantenere i propri talenti a lungo nelle squadre rischia di indebolire il movimento.

I ricavi esteri alimentano un mercato ricco e competitivo, ma il sistema italiano fatica a trasformare questo vantaggio in una valorizzazione duratura dei giocatori locali. Il fenomeno delle vendite di giovani italiani a club esteri mostra come il campionato sia più un trampolino di lancio che una destinazione definita. Senza una maggiore attenzione a trattenere e far crescere i propri talenti, la Serie A rischia di perdere identità e di compromettere la qualità futura della Nazionale.

Nell’estate del 2025 la situazione resta complessa, ma indica un quadro chiaro: il calcio italiano si muove con capitali internazionali, modelli di mercato variabili e una percentuale sempre più bassa di investimenti su giocatori italiani. Un equilibrio precario che richiede un ripensamento profondo delle strategie di scouting, investimento e gestione dei giovani azzurri.