Serie A sempre più straniera: in quattro anni quasi il 90% dei giocatori non è italiano
La presenza di calciatori stranieri in Serie A non smette di crescere, e per la stagione 2025/2026 si raggiungono numeri impressionanti. Squadre come Milan, Udinese e Verona schierano oltre il 90% di giocatori extra-italiani già all’inizio del campionato. Questo dato fa scattare un campanello d’allarme sul futuro del calcio italiano e sulla capacità di far emergere nuovi talenti nazionali, con la Nazionale che negli ultimi anni non è riuscita a ritrovare la sua forza nonostante le promesse dopo ogni torneo importante.
Sempre più stranieri in campo: la nuova realtà della Serie A
Negli ultimi mesi, tra volti noti come Gattuso, Bonucci, Riccio e Buffon, si è parlato tanto del cambiamento radicale nei club italiani. Non si tratta di meteo o vacanze, ma di come le squadre costruiscono le proprie rose. Oggi molte squadre schierano quasi solo giocatori stranieri. I dati parlano chiaro: la quota di calciatori non italiani in Serie A è salita dal 66,56% di agosto 2024 al 68,05% nell’agosto 2025[1]. Milan, Udinese e Verona, in particolare, superano già il 90% di stranieri in campo nelle prime giornate.
Dietro questo trend c’è una realtà evidente: mentre gli allenatori si mostrano sempre entusiasti della Nazionale durante i grandi eventi, poi nei club preferiscono puntare su un gruppo dove gli italiani sono ormai una minoranza. Questo divario tra l’identità azzurra e le squadre di club rende più difficile far crescere una nuova generazione di calciatori italiani.
Giovani italiani in difficoltà, stranieri in netto vantaggio
Tra i pochi giovani italiani che provano a farsi strada nel calcio professionistico ci sono Niccolò Pisilli, Daniele Ghilardi, Pietro Comuzzo e Jacopo Fazzini. Ma per loro non è facile trovare un posto fisso in Serie A, vista la forte concorrenza degli stranieri[2]. Dall’altra parte, sempre più giovani calciatori stranieri trovano spazio e opportunità per emergere: basti pensare a Yildiz della Juventus, Nico Paz del Como e Valentin Carboni del Genoa. Questa sfida tra giovani italiani e stranieri è ormai decisiva per il futuro del nostro calcio.
La presenza massiccia di giocatori esteri non riguarda solo le prestazioni immediate delle squadre. Influisce anche sugli investimenti nei vivai italiani e sulle chance che i giovani talenti nostrani hanno di fare esperienza ai massimi livelli.
Nazionale e club: troppe promesse, pochi fatti
Ogni volta che l’Italia esce sconfitta da Mondiali o Europei, si susseguono reazioni emotive, promesse di rilancio e programmi per valorizzare i giovani. Ma nei club, che dovrebbero essere il terreno di crescita per gli azzurri, la realtà è diversa. Le squadre di punta impegnate in Europa hanno visto la percentuale di stranieri salire dal 63,84% al 69,87% in un solo anno[1].
Questo crea un paradosso: la passione per la Nazionale si accende nelle delusioni, ma il campionato non aiuta a costruire quel ricambio generazionale fondamentale per tornare competitivi. Il risultato si vede nelle difficoltà nelle competizioni internazionali e nella scarsità di italiani di primo piano nei grandi club.
Una strategia chiara per far crescere e inserire i giovani italiani nelle squadre di Serie A sembra ancora lontana. I numeri non mentono: ogni anno la presenza straniera aumenta. Nel 2025 la Serie A sembra una vera e propria passerella di calciatori stranieri, e la tendenza non accenna a fermarsi.
Come andrà a finire questo fenomeno sarà un tema cruciale per il calcio italiano nei prossimi anni. Perché da quello che succede nei club dipenderà anche il futuro della Nazionale e la possibilità di ritrovare un’identità vincente.
