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Sì, Viaggiare – I Racconti del Vaporetto

Sì, Viaggiare - I Racconti del Vaporetto

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Un venerdì come tanti, non diverso da tutti gli altri: una lunga settimana lavorativa sulle spalle e la mente che straripa di pensieri, dubbi e idee.

Siamo già al terzo caffè dopo pranzo e la stanchezza che inizia a lambire i muscoli. In ufficio tutto è perfettamente in ordine ed un roboante silenzio invade la stanza, accarezzando l’atmosfera. Un fascio di luce taglia con veemenza la tenda, attraversa l’intero spazio e si adagia sulle scrivanie, con una geometria quasi perfetta.

Le lancette dell’orologio segnano qualcosa, ma poco importa, il viaggio ha avuto inizio, ho allacciato le cinture dei miei sogni e si parte…

Un pulmino Volkswagen, di quelli senza fiori ma bicolore: verde e bianco. Con un spruzzo disordinato di bomboletta blu notte dietro, proprio sopra la targa. Penso fosse per coprire il risultato di quella carambolesca manovra nel parcheggio dell’Autogrill fuori Siena.

 

viaggiare

 

I primi colori sugli alberi pare siano meno timidi delle scorse settimane, sarà la primavera. Le foglie si tingono di verde con qualche parvenza di rosa. Proprio come le guance quando quell’introversa cassiera del bar in piazza sorride alle battute dell’avventore di turno. I suoi occhi sono di un nero imbarazzante, un nero che tutto illumina, che dà sicurezza.

 

Raffiche di vento attraversano gli sgangherati finestrini fino a sfiorare il viso dei giovani viaggiatori, dei giovani sognatori. Negli zaini lanciati sul retro non hanno che dei maltrattati vestiti che sanno di libertà. Poi c’è Mario che con un balzo degno di bronzo si china in avanti fino a spegnere la radio che trasmette un vecchio brando inglese del 1983. Chitarra alla mano, sguardo nel vuoto ed intona alcune note de la “canzone del sole”: l’abitacolo è travolto da stridule voci che all’unisono narrano di un amore che ritorna, diverso, ma che ritorna. Le corde dello strumento traballano ad ogni buca di quella strada cilentana, qualcosa di distorto ma così piacevole viene fuori.

Il sole sta calando, e da dietro il promontorio  si intravedono fasci di luce arancio e rosa cader nel mare. Una buffa sagoma in lontananza pare galleggiare su quella piccola barca che porta il nome “Rosa”, è un pescatore del posto che al tramonto si diletta a perdersi nel gioco di colori che il riflesso della banchina gli regala.

Davanti a loro una Vespa verde acqua: lui guida, lei incollata alle sue spalle. Una camicia larga ed elegante a fiori copre gli short della ragazza dal carrè biondo, il conducente dai capelli ricci e lunghi sorride, le dice qualcosa girandosi a metà verso di lei, si staranno giurando amore eterno ai piedi del monte.

 

Arrivano in paese, l’unica pensione aperta a marzo ha 2 camere che si liberano al mattino seguente. La grassa proprietaria è simpatica, gli mostra i suoi gattini e dispiaciuta gli lascia immaginare la notte nel pulmino. “Almeno vedrete le stelle” dice offrendogli un caffè troppo lungo. Ha due figlie, una vive a Cremona e fa l’infermiera, un’altra in un comune lì vicino, il marito è ristoratore. Praticamente vivono nel ristorante. Escono, la luna inizia a farsi notare, e sulla ringhiera verde leggono “L’amore è tutto, se ci sei tu”.

Sulla spiaggia deserta trovano posto, parcheggiano appena sotto la roccia per sentirsi più protetti. Una vecchia torcia, due ramoscelli secchi ed un fiammifero ed il fuoco è ben che pronto. Fa freddo, le coperte di lana grossa pare servano a poco, e sono questi i momenti in cui pensano che sia stato un male che Mario abbia lasciato Ornella, aveva una casa proprio nei dintorni. Quanti weekend trascorsi insieme, dove quel terrazzino diveniva il teatro di tante cene, le candele, la musica, le partite di burraco. Gli bastava stare insieme.

Un fruscio leggero si sente da lontano, è il muoversi del mare che accarezza la riva. Il pulmino è una cella frigorifero, le gocce appiccicate dentro e fuori i finestrini non permettono di vedere fuori. Scendono, stappano le birre e guardando l’orizzonte le buttano giù tutte d’un fiato. Si dirigono verso il bar per la colazione. Dopo la birra.

Seduti fuori al bar incontrano “Clodmiro”, un divertente e tondo signore sulla 50ina che gli altri chiamano “stolto”. A loro non sembra. Parla con passione della fontanella che prima era lì, ed ora ci hanno costruito una panca. La cameriera porta 2 cornetti vuoti ed una brioche al cioccolato insieme ai caffè. Sorride al simpatico gruppetto di pensionati che continuano a chiederle dei posacenere. Stanno giocando a briscola, qualcuno urla felice dopo il punto, qualcun’altro si gira verso i ragazzi cercando di capire cosa dicono. Ma è solo – o quasi – Clodmiro a parlare battendo le mani ad ogni loro frase.

Dopo aver lasciato gli zaini sui letti della camera, una doccia al volo, scendono di nuovo salutando la proprietaria. Sono in spiaggia, il sole è timido, appena riscalda i sassi. L’acqua è gelida, vorrebbero trovare il coraggio, ma ci pensa Mario a catapultarli in mare. Il fondale è roccioso, quasi gli manca il respiro dal freddo, due bracciate e tutto pare risolto. Un soffio di vento porta via con sé le nuvole ed i pensieri…

 

Sono le 20, l’ufficio è deserto e ci sono solo io, i miei racconti ed un paio di post it con degli scarabocchi.

 

 

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