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Sono tristi e non vincono mai. Lasciateli perdere

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Succede sempre così quando si affronta la Vecchia Signora: il triplice fischio finale sancisce simultaneamente la fine delle ostilità sul campo e l’inizio di quelle all’esterno del rettangolo di gioco.

La Juventus ha battuto il Napoli per due reti ad uno, ma ciò che resta, come sempre, è lo strascico delle polemiche legate al tuffo simulato di Cristiano Ronaldo, all’espulsione opinabile del portiere, ai molteplici legni colpiti dagli azzurri e le lacrime di Lorenzo Insigne a fine gara per l’errore dal dischetto.

I bianconeri, in particolare nel secondo tempo, sono stati letteralmente dominati nella loro metà campo, costretti ad incassare quei colpi da assedio partenopeo frutto di rabbia, orgoglio, determinazione e della spinta del dodicesimo uomo sugli spalti che ci ha creduto fino alla fine.

Sappiamo bene, tuttavia, che quando giochi contro i campioni di Italia non saranno certo le azioni di gioco o le differenze tecniche e tattiche a tenere banco nei dibattiti successivi, a tutti i livelli.

Che sia al bar, dinanzi ad un caffè, o in un rinomato studio televisivo le discussioni saranno sempre legate alle scelte arbitrali.
La percezione è ogni volta la stessa (e se avete bisogno di un alibi, leggetela pure come la consolazione dei perdenti): il cammino della Juventus sembrerebbe essere legato da continui ed innumerevoli favori arbitrali.

Che sia sudditanza psicologica o corruzione vera e propria non spetta a noi dirlo, ma le scelte dell’arbitro Rocchi sono state determinanti per lo sviluppo anche di questa gara.

La Juventus è forte ed ha giocatori di fama internazionale, ed è forse proprio per questa ragione che continuiamo a non comprendere le frequenti occasioni dubbie che aggiungono ogni volta benzina al fuoco delle polemiche.

I tifosi presenti sugli spalti hanno già emesso la loro sentenza quando, poco prima della conclusione della gara, in occasione dell’ennesima sospensione del gioco per un calciatore bianconero rovinato a terra – quasi morto – e poi risuscitato qualche secondo dopo, ha urlato quell’appellativo che da anni insegue la squadra di Torino: “Ladri!”.

Dispiace, dunque, e non poco che il calcio giocato debba cedere il passo alle lamentele circa le innumerevoli ingiustizie – vere o presunte – perpetrate ai danni di coloro che affrontano la Juventus.

Lo sport più bello del mondo continua a morire nel tuffo simulato di Cristiano Ronaldo il quale sceglie evidentemente di rinunciare ad un gol quasi fatto per provocare l’espulsione del portiere.
I valori del calcio continuano a morire nell’atteggiamento sleale di calciatori per niente abituati ad accogliere le sconfitte (e non è un complimento!) i quali guardano alla vittoria come fine che può giustificare qualsiasi mezzo.

Non esiste lo sport sano in giornate come questa e non esistono neppure veri e propri vincitori. La Juventus, pur conquistando risultati positivi, esce dal campo da sconfitta. La differenza con le altre squadre, in effetti, non è solo nei punteggi della classifica.

Da un lato ci sono quelli che sanno mettere il cuore nelle scarpe, che non hanno paura – parafrasando De Gregori – di tirare un calcio di rigore (e di sciogliersi in lacrime, davanti a tutti, dopo averlo sbagliato): un vero calciatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo, dalla fantasia.

Dall’altro ci sono loro che, pur alzando trofei, sono tristi e non vincono mai.

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