Spigolature di haute couture: défilé sulle punte per Chanel e notti orientali da Elie Saab

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Si sono appena spenti i riflettori sulla couture week parigina con le passerelle per l’estate 2024 fra un nugolo di paparazzi impazziti più per le celebrità schierate nelle prime file che non per gli abiti proposti in pedana. Con il suo magico show per Maison Margiela Artisanal ambientato sotto un ponte in una atmosfera deliziosamente decadente e molto parigina e giocato sui rituali dell’alta moda, John Galliano ha chiuso in bellezza, davanti a Kim Kardashian e alle sorelle Jenner, una kermesse altrimenti davvero noiosa e povera di emozioni. Il geniale stilista di Gibilterra, che un tempo disegnava con enorme successo la couture di Dior, ha ricordato a tutti che l’alta moda è sogno, innovazione e meraviglia e non ‘funzionalità’ da sbadiglio, per questo esiste già il pret-à-porter che assolve proprio questo compito. E se Galliano è stato insieme a Gaultier, Armani, Schiaparelli, Roger Vivier e Valli fra le rare maison che si sono distinte in questa ultima maratona di sfilate per i loro acuti di stile cercando di colmare il vuoto eclatante lasciato nel calendario dall’assenza di Balenciaga, Atelier Versace e Iris Van Herpen, gli altri creatori si sono dedicati con sacro zelo ed encomiabile entusiasmo a presidiare nel miglior modo possibile le loro posizioni di primo piano nel mondo dell’eccellenza. Proprio come Chanel, uno dei pochi baluardi superstiti insieme a Hermès nel panorama del lusso vero. Da Rue Cambon la stilista Virginie Viard, che ha preso il posto del mitico Karl Lagerfeld dopo la sua scomparsa nel gennaio 2019 in veste di direttrice artistica, ribadisce il suo interesse nell’archivio della maison più legato agli anni Sessanta e in generale al periodo antecedente il 1983 con uno sguardo eminentemente femminile e a tratti romantico sui codici di una delle maison più leggendarie e intramontabili della haute couture. Lo show, che si è aperto con una raggiante Margareth Qualley (notata nel cast del film ‘Povere Creature’) in uno snello tailleur con collerette increspata vagamente ispirato alla tela ‘Gilles di Watteau’ su cui Lagerfeld impostò una intera collezione settecentesca di couture presentata nel gennaio del 1985, racconta un mondo di leggiadra femminilità immersa in un bagno di abbagliante bianco ottico. La designer francese, che ha svelato in passerella una carrellata di look civettuoli giocati sulla insostenibile leggerezza del tulle, del pizzo, dei volants e dell’organza virati in tinte acquerellate come il bianco e il rosa, ha spiegato che per lei l’atto dello sbottonarsi di una donna è un simbolo di emancipazione. Pertanto il suo punto di partenza è stato la libertà confortevole che scaturisce dal gesto più naturale quando ci si veste, e cioè slacciare una giacca o una camicetta trasponendolo poi in una celebrazione della grazia di étoiles come Margot Fonteyn, Carla Fracci, Eleonora Abbagnato o Isadora Duncan e perfino i Balletti Russi di Diaghilev riletti in modo assolutamente personale e intimistico e che quest’anno festeggiano un secolo di storia. Fin dagli anni’20 del Novecento con lo spettacolo ‘Le train Bleu’ di Cocteau Gabrielle Chanel iniziò a disegnare costumi per la danza e il balletto, e questa tradizione merita una menzione speciale nella storicità del marchio parigino. Nello spazio immenso del Grand Palais sfilavano spumeggianti corolle di tulle costruite come tutù, tasche en trompe l’oeil, galanti cinture di trine, palpitanti cappe di fiocchi, calzamaglie, bodies e corpini sottili punteggiati di fiori ricamati. Di certo non mancano nella collezione, che la stilista definisce ‘eterea’, alcune lavorazioni sorprendenti e varie soluzioni più che sofisticate che dovrebbero essere apprezzate da vicino. Applaudivano nel front row Charlotte Casiraghi, Vincent Perez, Naomi Campbell, Anna Mouglalis e Cécile Cassel. Un po’ stucchevole e doviziosa invece la sfilata del sarto libanese Elie Saab che, fedele al suo stile assai ridondante, ha scelto di puntare sulla burrosa Jennifer Lopez per valorizzare un’opulenta cappa intessuta di fiori di seta color malva regalando così uno sporadico fashion moment al volubile pubblico di Instagram. A parte questo però la sfilata non è stata esattamente un tourbillon di emozioni. Le flessuose silhouettes dello show, allestito sotto arcate scarlatte in una medina immaginaria ricreata con arazzi sontuosi, esaltavano il tripudio ornamentale di cappe dorate da falena intessute di reticoli sfavillanti di jais e di trecce di seta fra i bagliori di applicazioni sbrilluccicanti come rugiada, abiti a colonna color carne cosparsi di petali finemente arabescati, impalpabili nuvole di chiffon in nuances pastello illuminate da raggi di cristalli e mosaici vibranti su corsetti da maliarda, e nel finale per non farsi mancare proprio nulla, anche domino scintillanti, maniche a mantella con frange di paillettes e sinuose code tempestate di perline. Gli abiti migliori del défilé sono in realtà i fourreaux a sirena caratterizzati da scollatura a cuore e vortici di panneggi in toni cipriati oltre agli abiti rossi lineari ma scultorei da torrida vamp.

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