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Turismo da coltivare? | Il Ministero del Turismo esce dal Mibact e passa all’Agricoltura

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Dunque, le competenze sul turismo dal Mibact passano concretamente a quello dell’agricoltura. Tutto vero. E non è solo un’idea, è già nero su bianco il Regolamento applicativo del Decreto-legge 12 luglio 2018 n. 86 il quale, passato sostanzialmente sotto silenzio, ha assottigliato le competenze del Ministero per i beni culturali assegnando quelle sul turismo al ministero guidato dal lombardo Gian Marco Centinaio, leghista. E i due dicasteri hanno anche già cambiato nome: Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo; Ministero per i beni e le attività culturali (senza “e del turismo”).

Ma il parere del Consiglio di Stato ha ora bocciato tale Regolamento, riconoscendo che le disposizioni non rispondono ad un progetto organico di sviluppo e, anzi, alla fine rendono il settore turistico funzionale alla promozione delle attività agricole, alimentari e forestali. Il parere purtroppo non è vincolante, quindi se il Governo vuole, il Regolamento potrà essere confermato senza modifiche.

Intendiamoci: quello del turismo agroalimentare è un settore nobile e importante (percorsi enologici, agriturismi, ristorazione dop, ecc.), ma il turismo è qualcosa di molto più ampio e complesso e non può essere asservito ad un ambito specifico. Pensiamo alle regioni del Sud che, ad un’offerta turistica in ambito agroalimentare di primo livello, sommano un patrimonio ambientale, archeologico, architettonico, museale e biblio-archivistico con pochi rivali a livello europeo: perché mai dovrebbero soggiacere a politiche che potrebbero mortificarne le potenzialità? Senza contare che il Ministero dell’agricoltura, ad esempio, ha visto recentemente ministri quali Galan, Zaia, Martina e ora Centinaio… Insomma una riforma che puzza di nordcentrismo e che ha mal inteso cosa vuol dire che il turismo è una risorsa “da coltivare”.

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