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Un amore pericoloso – Le avventure di Caputo

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Chez-Clement-Parigi

Vecchie foto di giornale in bianco e nero in cornici color oro, sedie tappezzate in stile barocco, tavolini tondi sottili ed un po’ di persone. Quell’anzianotto dai capelli bianchi, così come la carnagione, sorseggia un espresso. Ha dei pessimi sandali ai piedi, forse è tedesco. Pare di stare in Francia, in quei piovosi pomeriggi d’inverno dove la pioggia scorre lenta lungo le grandi vetrate sopra i tavoli, negli accoglienti bistrot di Montmartre. Invece siamo a Napoli, nel cuore della città, al centro storico.

“Che prendi vecchio volpone?” chiede l’Ispettore Caputo al suo dirimpettaio sorridendo.

“Hai già dimenticato i miei gusti, che domande: un whisky con ghiaccio” risponde Carlo mentre sfoglia un volantino trovato sul tavolo.
“Caro, allora ci porti un cappuccino ed un whisky con ghiaccio per l’alcolizzato qui” scoppiano a ridere, cameriere compreso.

“Ti posso consigliare un buon libro?” chiede Caputo a Carlo.
“No, non ho il tempo di leggere” risponde con fare da snob Carlo.
“Sei sempre il solito, spero ti licenzino quanto prima: un giornalista che non legge, sei una vergogna” fa Caputo con sguardo divertito.

“Senti, lei come sta? Non la sento da mesi ormai” diventa serio, ora, l’Ispettore.

“Sta bene, devi stare tranquillo” risponde Carlo al suo amico, unica persona al mondo di cui si fida.

“Dille che le voglio bene” con voce rauca dice Caputo.

I due 50enni, o poco più, si guardano, chiacchierano, alternano sorrisi ad espressioni più serie. La loro è un’amicizia ventennale. Si incontrarono per la prima volta su di una scena del crimine, pare fosse nel quartiere Sanità. Un giovanissimo giornalista, con taccuino e penna alla mano chiede all’altrettanto giovane commissario cosa sia accaduto. Memorabile è la risposta di questo: “Vedi anche tu un corpo coperto da un lenzuolo. Bene, cosa pensi sia accaduto?”. Ed ad ogni occasione, Carlo, ricorda a Caputo quella sprezzante risposta, piena di boria. Vite diverse ma unite da lealtà ed onestà. Non sono mancati i litigi, anzi. Le loro professioni hanno fatto sì che si incrociassero, ogni volta, collaborando fianco a fianco. Caputo si diverte a chiamarlo “l’Ispettore mancato”.

Squilla il telefono, come in ogni film giallo, Caputo risponde. È la centrale, c’è un’altra gatta da pelare, un caso da risolvere.

“Carlo, vieni con me, ti do un’esclusiva” dice all’amico alzandosi frettolosamente.

Caputo si rinchiude nello sciarpone rosso che tanto adora, quello regalatogli da Esposito il Natale precedente e ricorda di chiamarlo: “Esposito, corri a Piazza Calenda”.

“So già tutto, ci vediamo lì tra 5 minuti” risponde l’agente Esposito al suo capo mentre si mette sullo scooter che puntualmente fa capricci a partire. Questa volta però parte al primo colpo, imprecazioni risparmiate.

Una folla disordinata con tanto di vocìo fastidioso è sul posto, ci sono 2 volanti della Polizia ed 1 Autoambulanza. Una signora si è lanciata dal quarto piano, finendo su un auto in corsa. Ferito l’automobilista, deceduta lei. Pare un suicidio a tutti gli effetti.

“Esposito, corri ad interrogare quell’uomo che piange, penso sia il marito” dice Caputo al suo assistente mentre si gira intorno per cercare qualcosa, qualche indizio utile. Ma non vede altro che persone agitate che commentano con stupore l’accaduto.

Carlo ha in mano un foglietto, lo fotografa con fare titubante e dice al suo amico: “Caputo, vieni qui: questo è il foglietto che il compagno della signora ha trovato sul tavolo”.

Vi voglio bene. Perdonatemi” recita la scritta sul piccolo post-it. “No Carlo, non ci vedo chiaro. Tutto troppo lineare e semplice” dice Caputo al giornalista che conferma i dubbi dell’Ispettore guardando ancora una volta il foglietto.

2 ore dopo, davanti ad un panino fatto alla salumeria di fronte il commissariato Esposito e Caputo parlano della partita di calcetto della sera prima. Un appesantito Caputo, per la prima volta nella sua vita, è riuscito a fare gol al mitico portiere Esposito, con un passato in serie D. Poi decise che il calcio non faceva per lui, si dedicò alle forze dell’ordine.

“Ispettò, sapete qual è il vostro problema? Questi panini con cicoli, ricotta e pepe” dice Esposito prendendo in giro il suo capo per la sua lentezza nei movimenti sul campo.

L’Ispettore sorride e beve un sorso di ‘Coca Cola Zero’. Gli piace il sapore, non è che lo faccia per il basso apporto di calorie.

“Comunque ho interrogato il compagno della signora: non lavora ed hanno 4 bambini. Ma in casa ho trovato un televisore da 60 pollici, ed un arredamento barocco lussuoso. Troppo lussuoso” dice Esposito a Caputo.

“Vedi quella macchina infernale che elabora dati se ti dice qualcosa in merito a questi due. Ho l’impressione che non si tratti di un suicidio” chiosa l’Ispettore finendo di mangiare il panino e leggendo un sms di Carlo: “Ho scritto la notizia. Sto venendo lì, ho scoperto altro”. Accendono la tv e la sintonizzano sul ‘Tg3 Campania’, Caputo si stravacca sulla poltroncina in pelle nera ed alza i piedi sulla scrivania, come solo lui sa fare.

SEGUE…

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