Un film sulla ripresa di Castelluccio Di Norcia dopo il terremoto del 2016 racconta storie di speranza e integrazione

di Chiara Moretti

Castelluccio di Norcia si rialza: storie di speranza e integrazione dopo il terremoto. - Ilvaporetto.com

Nel cuore dell’Umbria, il borgo di Castelluccio di Norcia è protagonista di un progetto cinematografico. “La bolla delle acque matte” racconta la forza di una comunità colpita dal terremoto del 2016 e la sua determinazione a ricostruire non solo gli edifici, ma anche un nuovo modo di vivere insieme, coinvolgendo rifugiati e nuovi abitanti. Le riprese, dirette da Anna Di Francisca, si svolgono proprio in questo borgo, affrontando temi di rinascita, scambio culturale e integrazione. Il sostegno della Regione Umbria e dell’Umbria Film Commission sottolinea il valore del progetto per il territorio e le sue storie.

Il progetto cinematografico che racconta la rinascita di Castelluccio Di Norcia

“La bolla delle acque matte” nasce per mettere in luce la determinazione della comunità di Castelluccio, uno dei luoghi più colpiti dal sisma del 2016 che ha segnato l’Umbria e l’Italia centrale. Ambientare il film in questo borgo richiama l’attenzione su una realtà ancora segnata dal terremoto ma pronta a ripartire. La pellicola è una commedia che intreccia le vicende di Lorenzo, sindaco di un piccolo paese umbro, e dei cittadini che cercano di ricostruire un futuro non solo materiale ma anche sociale. Il tema del ripopolamento si unisce a quello dello scambio culturale, mettendo al centro una comunità aperta e in dialogo con nuovi arrivi, tra rifugiati e sfollati. Nel racconto emerge l’idea di un ristorante multietnico, simbolo della nuova vita che si vuole costruire a Castelluccio, dove culture diverse si incontrano in un progetto condiviso.

La produzione coinvolge Incipit Film e Casablanca Film Productions, con il supporto dell’Umbria Film Commission, che ha fornito un contributo fondamentale per la realizzazione. La presentazione del progetto si è svolta nel borgo stesso, sottolineando il legame tra la narrazione e il territorio.

Una trama tra speranze, tensioni e simboli di integrazione nel cinema di Anna Di Francisca

La sceneggiatura, firmata da Anna Di Francisca e Laura Fischetto, si sviluppa in un contesto fatto di sogni e sfide. Lorenzo, interpretato da Fausto Russo Alesi, guida una comunità segnata da molte difficoltà: la ricostruzione di una realtà paesana e l’accoglienza di nuovi abitanti. Attraverso i personaggi di Elsa , Silvia , Ibri e Talal , si racconta il tentativo di costruire una nuova quotidianità. Il ristorante multietnico diventa un punto di riferimento e una metafora dell’incontro tra culture. Elementi di mistero e conflitti arricchiscono la narrazione, offrendo un quadro di una società che affronta le difficoltà con determinazione e umanità.

Anna Di Francisca, già nota per film come “La bruttina stagionata” e “Evelyne tra le nuvole“, propone una storia che unisce la realtà della rinascita a elementi narrativi capaci di coinvolgere emotivamente, mantenendo un legame con fatti e luoghi concreti.

Il sostegno della Regione Umbria e il valore del film per il territorio

L’assessora alla cultura della Regione Umbria, Simona Meloni, ha espresso apprezzamento per l’iniziativa durante la presentazione. Ha sottolineato come la Regione abbia concesso il tempo necessario per lo sviluppo del progetto, grazie anche al contributo dell’Umbria Film Commission. Il film è stato definito una notizia positiva, essendo girato a Castelluccio, una delle aree interne più colpite della regione. Meloni ha ricordato le risorse messe a disposizione, circa 60 milioni di euro, destinate allo sviluppo economico, all’agricoltura e al turismo in queste zone. In questo quadro, la pellicola contribuisce a mantenere viva l’attenzione e a promuovere una prospettiva di rilancio.

L’assessora ha inoltre evidenziato le difficoltà incontrate dalla produzione, in particolare per le nuove norme sul tax credit, una sfida comune a molti produttori italiani. Ha lodato la regista per la determinazione nel portare avanti le riprese nonostante gli ostacoli, sottolineando la scelta di raccontare una storia collettiva di coraggio, umanità e volontà di riscatto, inserita in un contesto di difficoltà reali.

La visione della regista Anna Di Francisca e il significato del borgo

Anna Di Francisca ha spiegato che il film nasce dal bisogno di guardare avanti con fiducia e di raccontare la volontà di rinascita. Per lei, la Piana di Castelluccio è un luogo speciale dove passato e futuro si incontrano. Il racconto celebra la forza delle persone che, nonostante tutto, vogliono ricostruire una vita dignitosa, puntando a un futuro aperto a idee nuove, inclusione e rispetto per la storia locale.

Raccontare questo territorio attraverso il cinema mette in luce l’importanza dei luoghi interni e meno visibili, spesso lontani dai riflettori. Castelluccio diventa un simbolo non solo di ricostruzione materiale, ma anche di recupero di una comunità fatta di legami e valori condivisi.

Con le riprese ancora in corso, l’attenzione resta alta su questa produzione destinata a portare all’attenzione nazionale e internazionale una storia che parla dell’Umbria profonda, delle sue sfide e delle sue speranze.