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Un pezzo del nostro patrimonio storico chiuso per una diatriba

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Ieri avevo un paio d’ore da trascorrere in piena libertà nel centro di Napoli. Mi trovavo in piazza Carlo III, soverchiato dall’ombra asfissiante d’ ‘o Serraglio, e mi dirigevo spedito lungo il marciapiede dell’Ortobotanico verso una meta che mi frullava in mente da un po’ di tempo: il Borgo dei Vergini, il cuore pulsante del rione Sanità. Mi lasciavo trascinare da un filo invisibile, cercando di cogliere ogni aspetto della città: dai vicoli che si inerpicavano su per la Stella ai negozi d’antiquariato, dai volti millenari di una città eterogenea, all’ineffabile groviglio di auto che schiamazzava in strada, passando per l’immancabile monnezza che indisturbata si ammonticchiava sotto i marciapiedi. Rapito da un tale proscenio pensavo che i sensi, a Napoli, non smettono mai di essere stimolati, nel bene e nel male.

Giunto in piazza Cavour mi intrufolai lungo via Vergini e fui subito accolto da una città nuova, comunque diversa da quella precedente. Non è facile raccontarlo a parole, ma Napoli è un po’ come una gigantesca matrioska, un mondo a parte, dissonante e assai trasandato, capace però di racchiuderne tanti altri. Ogni quartiere, a Napoli, è un mondo a sé stante. Tutti possono dire di essere stati a Toledo, sul Lungomare o in piazza Municipio ma nessuno può dire di conoscere fino in fondo il Moiariello, il Pallonetto di Santa Lucia, il Borgo Orefici, la Pedamentina e così via… Napoli, spesso, è inaccessibile anche agli stessi napoletani.

Salivo i Vergini, dunque, cercando – un po’ a tastoni e un po’ con il supporto tecnologico di Google Maps – di individuare il Complesso Monumentale dei Vincenziani, una struttura settecentesca ricca di testimonianze storiche e spirituali di cui mi aveva parlato mia moglie, in visita alla stessa non più di due settimane fa. Come da copione, naturalmente, l’informazione corretta me la fornisce il garzone del macellaio all’angolo. Il complesso dei Vincenziani è una perla nascosta tra gli edifici sgarrupati del rione. Mi trattengo una buona mezz’ora con il custode, che mi descrive con lucida commozione l’architettura, i giochi di luce e i dipinti del complesso. Ne nasce un trattato sociologico: si discorre di turismo, delle potenzialità del quartiere e del menefreghismo di qualcuno.

Esco rigenerato: la città, storta o morta, ti offre sempre una speranza. Riprendo il tour con la viva speranza d’intercettare il buon Carlo nella sua tana ai Vergini. Carlo Leggieri è il custode (in senso figurato, e cioè colui che provvede a difendere, a conservare, a mantenere integro e, quindi, a custodire un bene della nostra città) della Necropoli Ellenistica di Neapolis e di un tratto dell’Acquedotto Augusteo del Serino. Arrivo senza preavviso, e purtroppo non trovo nessuno ad attendermi. Faccio marcia indietro scivolando in silenzio tra le bancharelle variopinte del mercato rionale fino a piazza Cavour. Raggiungo Porta San Gennaro e guardo l’orologio: ho ancora una mezz’ora abbondante; mi volto a sinistra, poi a destra, e mi incammino verso la Stazione Neapolis, quello straordinario allestimento ricavato in una sala sotterranea del Museo Archeologico di Napoli e adiacente alla fermata Museo della Linea 1. Un’esposizione di eccezionale rilevanza storica (e completamente gratuita) dei reperti archeologici rinvenuti in questi anni durante i lavori per la realizzazione della metropolitana.

Affretto il passo spinto dall’irrefrenabile desiderio di ritrovarmi ancora una volta faccia a faccia con il nostro passato, un’esperienza che sin da bambino mi ha sempre affascinato. Il Museo Archeologico di Napoli si erge ora in tutta la sua magnificenza ammantato dalle luci artificiali della strada. Percorro il marciapiede sottostante cercando invano l’accesso alla metrò e agli ambienti museali. Giungo a ridosso delle scale del museo e torno indietro, conscio sin da subito che qualcosa non tornava. Mi fermo dinanzi al museo, e metto a fuoco una sorta di alcova trasformata in un riparo di fortuna da qualche clochard della zona. Sull’ingresso del rifugio campeggia la scritta “Museo Archeologico Nazionale”. La bellissima sala che ospita i tesori di Napoli rinvenuti durante la realizzazione della metropolitana è chiusa da tempo, è evidente, e allora me ne torno sui miei passi affranto, e con un nugolo di domande sospese a mezz’aria… Decido di tornare a casa con la metropolitana, ormai ero lì. Prendo un altro accesso della fermata Museo e vado alla ricerca del passaggio sotterraneo che collega la stazione alla sala dei reperti: la trovo sbarrata e piantonata da due uomini distesi sul pavimento tra cumuli di rifiuti; “davvero un bello spettacolo per i turisti”. Solo più tardi, dopo che neanche Google aveva saputo soddisfare le mie domande, vengo a sapere da un amico informato dei fatti che la mostra è chiusa a causa di una “diatriba tra il Comune e il Museo”. Ebbene sì, un pezzo del nostro patrimonio storico e culturale chiuso al pubblico a tempo indeterminato a causa di una diatriba…

2 Commenti
  1. Vincenziani Napoli dice

    Gentile Antonio, un articolo bellissimo, complimenti.
    L’itinerario raccontato è certamente tra i più affascinanti di Napoli, i Vergini sono un quartiere di straordinaria storia e potenzialità. Abbiamo letto con piacere che è passato per il Complesso dei Vincenziani. Ci spiace solo notare che non ha avuto occasione di essere messo in contatto con l’Associazione culturale “Getta la rete”, che ha studiato, ricercato e valorizzato la storia, la spiritualità e l’arte del nostro Complesso. Infatti è l’Associazione ad avere ricevuto da noi l’incarico di questo lavoro di approfondimento impegnativo e di divulgazione. Le professioniste che vi operano avrebbero potuto senza dubbio farle comprendere in maniera più completa la ricchezza, le scoperte e l’immenso patrimonio spirituale che il Complesso custodisce.
    Ci auguriamo che lei avrà occasione di contattare l’Associazione “Getta la rete” (anche tramite fb) per concordare un appuntamento.

    1. Redazione dice

      Carissimi amici, al Complesso dei Vincenziani ho cercato proprio l’associazione “Getta la Rete”, con la quale sono entrato personalmente in contatto qualche settimana fa attraverso un post sulla pagina de IlVaporetto.com. Il custode, gentilissimo, mi ha parlato tantissimo della vostra dedizione e della vostra passione. Ci vedremo presto, è una promessa.

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