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“Vesuvius” di Andy Warhol all’asta a Londra. Fate presto!

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È il 1975 quando Andrew Warhola Jr., in arte Andy Warhol,  (Pittsburgh 1928-New York 1987), giunge per la prima volta a Napoli, invitato dal celebre gallerista napoletano Lucio Amelio.

Famoso collezionista d’arte, Lucio Amelio, divenne il protagonista del mercato dell’arte contemporanea dalla metà degli anni sessanta fino agli anni novanta. Mosso da una smisurata passione rivolta verso la sua città, cercò sempre di promuoverne lo sviluppo nell’ambito del nuovo mondo delle arti, il cui ombelico era divenuto, dopo la Seconda Guerra Mondiale, la Grande Mela. A New York infatti erano già esplosi i colori della Pop Art ed è proprio questa la città che Andy Warhol abbandona temporaneamente per recarsi a Napoli.

Per Warhol è amore a prima vista! L’artista, passeggiando per le strade della città, resta impressionato da tutto ciò che i suoi occhi riescono a guardare: i vicoli che ‘non dormono mai’, le innumerevoli tradizioni popolari, i panni stesi ad asciugare, i tanti travestiti che ‘amano’ liberamente in città, la laboriosità e la creatività dei napoletani che costituiscono il motore trainante di questo popolo, maestro dell’arte dell’arrangiarsi. Warhol conosce una città viva e frenetica, che gli ricorda molto New York e decide di immortalarla nelle “Napoliroid” (vedute partenopee scattate con la sua Polaroid).

Dopo il terremoto del novembre 1980 in Irpinia, Lucio Amelio decise di coinvolgere più di cinquanta artisti internazionali in una mostra intitolata “Terrae Motus”, commissionando opere che avessero come tema quel tragico evento. Per la mostra Andy Warhol realizzò “Fate presto” (oggi alla Reggia di Caserta), reinterpretando la drammatica prima pagina de Il Mattino, pubblicata il 26 novembre 1980, che lanciava un grido d’aiuto per la popolazione dell’Irpinia.

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Ecco la prima pagina de IL MATTINO

Negli stessi anni l’artista, ormai ossessionato da catastrofi e da eventi tragici, dipinse “Vesuvius”, opera ispirata al più famoso simbolo di Napoli e di cui lo stesso artista pensava: «Il Vesuvio per me è molto più grande di un mito: è una cosa terribilmente reale».

Nacquero una serie di diverse redazioni di “Vesuvius”, che costituiscono dei veri e propri ritratti del Vesuvio in chiave Pop Art e che furono presentati nel 1985 in occasione di una mostra personale dell’artista per il Museo di Capodimonte.

È il 2015 quando il designer di scarpe, nonché celebre collezionista d’arte, Ernesto Esposito, decide di far battere all’asta l’opera “Vesuvius” di Andy Warhol da Sotheby’s a Londra (il giorno 15 ottobre).

Non si tratta del dipinto più celebre, che per fortuna potrà ancora essere ammirato nella sezione di arte contemporanea del Museo di Capodimonte, ma l’amarezza è davvero tanta. Come può un’opera, seppur di proprietà privata, abbandonare la città nella quale e per la quale è stata realizzata? Come può l’icona Vesuvius lasciare Napoli?

Non ci resta che sollecitare facoltosi collezionisti d’arte napoletani a recarsi il 15 ottobre a Londra affinché l’opera possa ritornare in patria. Mi raccomando…FATE PRESTO!

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