Vino italiano a metà 2025: Stati Uniti frenano, segnali da Germania e Canada
Il vino italiano sta vivendo qualche scossone nei mercati mondiali. Dopo un inizio d’anno promettente, gli Stati Uniti, che restano il principale mercato, hanno rallentato gli acquisti. I dazi imposti dall’amministrazione Trump pesano ancora, mentre Canada e Germania mostrano invece andamenti diversi, con variazioni significative nelle importazioni. A tracciare il quadro è Nomisma Wine Monitor, che ha analizzato i 12 mercati più importanti per il vino italiano.
Usa: il boom del primo trimestre lascia il posto a un calo
Negli Stati Uniti, il 2025 è partito forte per il vino italiano. Nel primo trimestre le importazioni sono cresciute del 22% rispetto all’anno prima, spinte anche dalle scorte accumulate in vista dei dazi voluti da Trump, che hanno alzato i costi d’importazione. Ma tra aprile e giugno la domanda si è raffreddata, con un calo vicino al 7%.
È un segnale chiaro di un cambio di passo nel consumo americano. Il rallentamento è dovuto all’incertezza sulle tariffe future e all’inflazione, che limita la possibilità per i produttori di aumentare i prezzi. Le aziende più piccole, fuori dai grandi gruppi internazionali, pagano il prezzo più alto: le tariffe le mettono sotto pressione e rischiano di far perdere loro terreno sul mercato.
Qualche esempio? I vini siciliani, che verso il Nord America rappresentano oltre l’80% del fatturato di molte cantine, sono in difficoltà a causa dei costi più alti e della domanda in calo. Anche il Valpolicella, escluso di recente dagli accordi commerciali tra Usa e Ue, soffre tariffe che potrebbero far scendere le esportazioni e provocare perdite pesanti.
Sul fronte legale, la Corte d’appello Usa ha recentemente limitato i poteri dell’amministrazione Trump sui dazi, ma resta molta incertezza sulle prossime mosse. Questa situazione tiene alta la tensione tra chi esporta e chi importa.
Mercati Globali: Canada e Germania in crescita, Regno Unito e altri in calo
L’analisi di Nomisma guarda anche agli altri 11 mercati principali per il vino italiano, dove i risultati sono molto diversi. In Canada, che ha reagito ai dazi americani con proprie contromisure, le importazioni di vino italiano sono salite di quasi l’11% nella prima metà del 2025. Questo aumento si spiega anche con il crollo delle vendite di vini statunitensi, scesi di oltre il 65% a causa delle tariffe Usa. Il Canada si conferma così una buona alternativa per i vini italiani di fascia media e alta.
La Germania fa segnare una crescita importante, +10,3% a valore, trainata soprattutto dalla domanda di vini fermi e frizzanti, che supera il 14%. In questo segmento, però, entrano in gioco anche produttori di Canada, Australia e Brasile, quest’ultimo in calo del 10,5%.
Al contrario, il Regno Unito e mercati tradizionali come Svizzera, Corea del Sud, Norvegia e Cina hanno registrato un calo negli acquisti di vino italiano nel semestre. Il motivo? Un rallentamento della domanda interna legato a fattori economici e a una preferenza crescente per altre bevande alcoliche, magari locali.
Da notare che gli spumanti italiani crescono meno: solo l’1% a valore e il 6% a volume nei 12 mercati monitorati. I consumatori sembrano meno attratti da questi vini rispetto ai bianchi e rossi fermi o frizzanti.
Nuove sfide e strade da seguire per l’export italiano
Con mercati come gli Usa così instabili, le aziende italiane devono rivedere le proprie strategie. Denis Pantini, a capo di Nomisma Wine Monitor, sottolinea che la possibile contrazione negli Stati Uniti rischia di pesare molto sul fatturato, soprattutto perché i consumi interni in Italia sono fermi e i produttori fanno fatica a far salire i prezzi a causa dei dazi.
Per questo è importante guardare ad altri mercati in crescita, sia emergenti che consolidati, dove ci sono ancora margini per espandersi. Ma conquistare nuovi territori richiede tempo, investimenti e strategie solide per costruire rapporti duraturi con i distributori locali.
Sul piano globale, il settore vino deve fare i conti con alcune tendenze: un consumatore sempre più attento alla salute, la preferenza per l’acquisto e il consumo a casa, e l’aumento delle vendite online. Tutti elementi che spingono le aziende a innovare, senza però perdere di vista la tradizione e la qualità che fanno grande il vino italiano.
Nel frattempo, in attesa di una decisione definitiva sui dazi Usa, la situazione resta delicata. Per chi opera nel commercio internazionale del vino la partita si gioca su un mix di capacità commerciali, attenzione ai mercati in crescita e gestione attenta dei costi legati alle tensioni politiche e commerciali.
