Violenza Hamas: appello per crimine contro donne

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Violenza Hamas: appello per crimine contro donne - ilvaporetto.com

Hamas e la violenza sulle donne: l’appello per il riconoscimento come “crimine contro l’umanità”

Secondo il New York Times, l’attacco terroristico di Hamas dello scorso 7 ottobre ha rivelato un “broader pattern” di violenza sistematica contro le donne israeliane. L’inchiesta del giornale ha evidenziato che non si è trattato di singoli “casi”, ma di violenze diffuse, aprendo la strada all’incriminazione per crimini di guerra. Queste rivelazioni hanno portato a un appello affinché la comunità internazionale riconosca gli attacchi terroristici di Hamas come un femminicidio di massa.

La difficoltà di un’analisi sistematica degli abusi

Secondo il report del New York Times, le prove raccolte includono riprese, fotografie, dati GPS dei telefoni cellulari e interviste a oltre 150 persone, tra testimoni, personale medico, paramedici, soldati ed esperti di casi di stupro. Nonostante ciò, la vera portata di questi crimini sessuali potrebbe non essere mai del tutto conosciuta. La polizia israeliana ha ammesso che, durante quei giorni caotici, non sono stati raccolti campioni di liquido seminale né sono state eseguite autopsie sui corpi, rappresentando un’opportunità persa per raccogliere prove cruciali.

Il femminicidio di massa delle israeliane e l’appello per il riconoscimento come “crimine contro l’umanità”

L’associazione Paroles de femmes in Francia ha sollevato l’idea di identificare la violenza di Hamas sulle donne come un crimine di genere, sottolineando che si tratta di un piano studiato per oltraggiare le donne. L’appello è stato supportato da diverse personalità, tra cui la ministra della famiglia e delle Pari opportunità Eugenia Roccella, Maria Elena Boschi, Mara Carfagna, l’ex sindaca di Milano Letizia Moratti, l’ex ministra Giovanna Melandri, Alessandra Kustermann, Anita Friedman, Corrado Augias, Elisabetta e Vittorio Sgarbi, Marco Tronchetti Provera, Carmen Llera Moravia, Cristiana Mainardi, Lionello Cerri, Dacia Maraini e Ferruccio de Bortoli. L’obiettivo è quello di denunciare questi crimini come “crimini contro l’umanità” secondo la convenzione di Ginevra del 1949, che include gli stupri e le violenze sistematiche perpetrate in tempo di guerra.

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