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Visioni Creative – Napoli, Dalì e la pubblicità

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Marzo è cominciato e come si sa è il mese strambo per eccellenza, ecclettico per la variabilità delle temperature, dai cieli cupi e grigi a immense distese di sereno, che annunciano la primavera.

E quale mese migliore, se non marzo, per inaugurare al Pan, la mostra di uno degli artisti più ecclettici, stravaganti e straordinari del ‘900: Salvator Dalì.

Si chiamerà “Io Dalì” dal 10 marzo al 10 giugno, e si unirà alle grandi mostre ospitate dal Pan, dopo quelle dedicate ai grandi nomi della fotografia internazionale,  Sebastiano Salgado, Helmut Newton e Steve McCurry,

Per questa nuova mostra, anche la comunicazione è stata particolare: una campagna teaser che ha mostrato l’immagine di Salvador Dalí, su affissioni e cartellonistica, senza alcun riferimento copy se non la scritta “Napoli”. La buffa faccia di Dalì, con i tipici baffi all’insù, pronta a svelarti il segreto dal suo sguardo furbo ed indagatore.

Non poteva essere diversa la campagna per questo nuovo evento, perché non è la prima volta che Dalì e la pubblicità s’incontrano.

Per trovare questo connubio, dobbiamo spostarci in un’altra città calda e viva: la Barcellona del 1958. In quell’anno Eric Bernant presenta al mondo un prodotto rivoluzionario: il Chupa Chups.

Il famoso lecca lecca, fin da subito, riscuote un enorme successo: fu la prima caramella ad essere fabbricata su uno stick, aveva dimensioni ridotte e fu il primo bon bon a trovare la collocazione vicino alla cassa dei negozi, per essere facilmente fruibile all’acquisto compulsivo. Il Chupa Chups non è una semplice caramella, ma un nuovo concetto di marketing, al quale spontaneamente partecipò anche il  pittore surrealista Salvador Dalì, che ne ideò il logo.

Dalí disegnò il logo Chupa Chups nel 1969, mentre prendeva un caffé con Enric Bernat, direttore dell’ azienda produttrice di lecca-lecca. Iniziò a scarabocchiare nomi, fiori, tratti “surreali” e fu così che la famosa margherita. Bernat aveva incaricato un’agenzia di trovare un nuovo nome per il lecca-lecca ma, dopo l’incontro fortuito con Dalí, il logo prese vita, tanto che ancora oggi è uno dei marchi più riconoscibili del settore dolciario a livello mondiale.

Il grande artista è stato anche protagonista di spot televisivi. Infatti, fu il protagonista della campagna televisiva per il produttore francese di cioccolato ‘Lanvin’. Nello spot ne addentava un pezzo ed esclamava in francese “Je suis fou du chocolat Lanvin!” ( “Sono pazzo del cioccolato Lanvin!”), assumendo un’espressione strabica mentre i baffi ruotano verso l’alto.

Così come Dalì si è messo al servizio di un brand, al contrario, un brand, 40 anni dopo, ha utilizzato l’arte surrealista, e in particolare il suo stile per una campagna pubblicitaria.

Nel 2008, Volkswagen presenta il lancio della Polo BlueMotion, in una serie di pubblicità stampa surreali. L’artista spagnolo Salvador Dali è  fonte  d’ispirazione per i dipinti dall’illustratore russo Kirill Chudinskiy. La fluidità delle immagini, la deformazioni dell’indicatore del livello di benzina, la desolazione del paesaggio sono ispirati a The Persistence of Memory. Attraverso Dalì, Wolkswagen comunica le grandi prestazioni di un nuovo prodotto, mettendo in guardia le compagnie petrolifere sui bassi consumi della Polo.

Il genio artistico di Dalì ha trovato ampi campi di applicazione ed il connubio tra arte e marketing è stato un terreno molto fertile di operatività ed ispirazione.

Finalmente, per la prima volta in Italia, la mostra di Napoli svelerà l’immaginario di Salvador Dalì portandoci nella ‘vita segreta’ del genio poliedrico.

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