Iran e Stati Uniti formalizzano il memorandum: la firma elettronica di Trump chiude la guerra

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Iran e Stati Uniti formalizzano il memorandum: la firma elettronica di Trump chiude la guerra
Iran e Stati Uniti formalizzano il memorandum: la firma elettronica di Trump chiude la guerra
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di Administrator

Il presidente americano avrebbe sottoscritto personalmente l’intesa durante la cena con Emmanuel Macron a Versailles. Il documento, già firmato elettronicamente dai rappresentanti delle due parti, punta a chiudere la guerra e a riaprire lo Stretto di Hormuz.

La Casa Bianca ha confermato che Donald Trump ha firmato il memorandum d’intesa raggiunto con l’Iran, il documento politico destinato a porre fine alla guerra e ad avviare una nuova fase nei rapporti tra Washington e Teheran. La sottoscrizione sarebbe avvenuta mentre il presidente statunitense si trovava a Versailles, durante una cena con il capo dell’Eliseo Emmanuel Macron.

A riportare i dettagli è Axios, che cita fonti americane informate sull’accordo. Trump avrebbe apposto personalmente la propria firma su una copia del memorandum, dopo che il testo era stato già formalizzato per via elettronica dai rappresentanti delle due parti.

Secondo un funzionario statunitense, una prima firma digitale era stata inserita domenica dal vicepresidente americano JD Vance e dal presidente del Parlamento iraniano Mohammad Baqer Qalibaf, alla presenza dello stesso Trump. Con la successiva sottoscrizione del presidente americano, il memorandum sarebbe ora pienamente operativo.

Teheran conferma la firma elettronica dell’intesa

La conferma è arrivata anche dall’Iran. Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baghaei, ha dichiarato all’emittente pubblica Press TV che il memorandum è stato firmato elettronicamente da entrambe le parti. Le sue parole sono state rilanciate anche da Al Jazeera.

L’intesa tra Stati Uniti e Iran non sarebbe quindi rimasta sul piano delle dichiarazioni politiche, ma avrebbe assunto una forma ufficiale attraverso una procedura digitale. Restano da chiarire diversi aspetti operativi del documento, compresi i tempi di applicazione delle misure concordate e le garanzie previste per il rispetto degli impegni.

Uno dei punti centrali riguarda lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio marittimo e per il trasporto internazionale di petrolio e gas. La sua riapertura permetterebbe anche l’avvio della missione europea di sorveglianza e sminamento sostenuta in particolare da Francia e Regno Unito.

La notizia della firma è arrivata nelle ore conclusive del G7 di Evian, terminato con una dichiarazione comune sull’Iran, sulla guerra in Ucraina e sulla necessità di mantenere un coordinamento stabile tra gli alleati occidentali.

Trump ha definito il vertice un grande successo e ha rivendicato il risultato ottenuto con Teheran. Durante una lunga conferenza stampa, il presidente americano ha sostenuto che l’accordo avrebbe permesso di raggiungere gli obiettivi fissati dagli Stati Uniti senza proseguire le operazioni militari.

Il capo della Casa Bianca ha chiamato l’intesa “Accordo Trump”, presentandola come il risultato della pressione esercitata sull’Iran nelle settimane precedenti. Ha anche assicurato che nessuno dei leader presenti al G7 gli avrebbe chiesto di continuare i bombardamenti.

Trump difende l’accordo ma avverte l’Iran

Pur descrivendo il memorandum come un passaggio decisivo verso la fine della guerra, Trump ha mantenuto una posizione molto dura nei confronti della leadership iraniana. Il presidente ha avvertito che gli Stati Uniti potrebbero riprendere le operazioni militari qualora Teheran non rispettasse gli impegni assunti.

Secondo Trump, l’azione americana avrebbe impedito all’Iran di arrivare alla costruzione di un’arma nucleare e avrebbe evitato una crisi ancora più grave in Medio Oriente. Il presidente ha sostenuto che la nuova leadership iraniana sarebbe meno radicale e più disponibile al confronto, lasciando aperta anche l’ipotesi di un cambiamento politico interno al Paese.

Nel corso della conferenza stampa, Trump è tornato ad attaccare l’accordo sul nucleare firmato nel 2015 durante la presidenza di Barack Obama e successivamente abbandonato dagli Stati Uniti nel corso del suo primo mandato. A suo giudizio, quella intesa avrebbe favorito Teheran e messo a rischio la sicurezza di Israele.

Il presidente americano ha ribadito la solidità del rapporto con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, pur criticando alcune reazioni militari di Israele considerate eccessive. Trump ha affermato che Netanyahu, in determinate circostanze, tenderebbe a spingersi troppo avanti nelle risposte agli attacchi o ai droni lanciati dalle forze vicine all’Iran.

Parole di apprezzamento sono state rivolte invece al presidente cinese Xi Jinping e a quello russo Vladimir Putin, ringraziati per aver mantenuto una posizione neutrale durante il conflitto con Teheran. Secondo Trump, la loro scelta avrebbe reso più semplice la gestione della crisi.

Dal vertice francese è emersa anche una maggiore unità sul dossier ucraino. I Paesi del G7 hanno riaffermato la necessità di sostenere Kiev e di aumentare la pressione politica ed economica sulla Russia.

Macron ha parlato di un G7 rivitalizzato e di un vero e proprio “momento Evian”, descrivendo il vertice come l’inizio di un cambiamento nel rapporto tra Trump e gli alleati europei. La firma del memorandum con l’Iran rappresenta ora il primo banco di prova concreto: la tenuta dell’accordo dipenderà dal rispetto delle condizioni previste e dalla capacità delle parti di trasformare il documento in una cessazione stabile delle ostilità.