A cento anni dalla nascita di Pippo Fava la7 manda in onda il documentario “L’ultima fila” per ricordarne la figura e l’impegno
A settantuno anni dall’uccisione di Giuseppe “Pippo” Fava, giornalista e intellettuale che denunciò la mafia a Catania, La7 trasmette in prima tv il documentario “L’ultima fila, storia di Pippo Fava”. La pellicola ricostruisce vita e lotte di un uomo che ha pagato con la morte la sua opposizione alle connivenze criminali, offrendo chiavi di lettura anche per comprendere le dinamiche ancora attuali tra mafia, politica e impresa.
il documentario e il racconto intimo e collettivo di Pippo Fava
Il documentario è stato scritto e diretto da Emanuela Ranucci e Maria Carla Virzì e realizzato dalla Loom Production. Ambientato a Catania, intreccia la memoria privata della famiglia Fava con la storia pubblica del giornalista. Il racconto conserva un sapore personale grazie alla voce di Francesca Andreozzi, nipote di Pippo Fava, ora presidente della Fondazione a lui dedicata. Francesca ha sei anni quando il nonno viene assassinato e il documentario la vede protagonista narrante, con ricordi e riflessioni che emergono nel corso del film.
La pellicola sottolinea il contrasto tra la vita familiare e la lotta civile di Fava, sfociata nel dramma dell’omicidio. Il 5 gennaio 1984, davanti al Teatro Stabile di Catania, Pippo Fava riceve cinque colpi di pistola alla nuca: un agguato che non solo strappa una vita, ma segna un pezzo di storia cittadina e nazionale. Il teatro era il luogo in cui la nipotina recitava, rendendo la scena ancora più tragica e allarmante. La testimonianza di Francesca restituisce il clima di paura e ostilità che seguì, ma anche la determinazione che animò chi non voleva dimenticare.
la voce dei collaboratori e la battaglia giudiziaria contro la mafia di Catania
Nel documentario compaiono anche figure che hanno condiviso la lotta antidmafiosa accanto a Fava. I giornalisti Michele Gambino e Antonio Roccuzzo ricordano le inchieste pubblicate su “I Siciliani”, giornale fondato da Pippo Fava con l’obiettivo di denunciare corruzione e violenze, capace di scuotere i poteri locali. Le vicende raccontate rivelano l’intensità e il rischio del mestiere in quegli anni, segnati da un clima di minacce e ritorsioni.
Adriana Laudani, avvocata che ha rappresentato parte civile durante il processo contro Santapaola e il suo gruppo armato, illustra le difficoltà affrontate in aula. Il procedimento giudiziario si è dilungato per anni e ha mostrato un quadro di condanne limitate e diverse ombre, riflettendo la complessità del contrasto alla mafia in tribunale. La sua testimonianza evidenzia le dinamiche di potere che hanno ostacolato il raggiungimento di una giustizia completa e le battaglie che restano aperte.
Pippo Fava oggi tra mafia, imprenditoria e politica nel documentario di La7
“L’ultima fila” adotta uno sguardo contemporaneo grazie all’intervento del procuratore capo di Palermo, Maurizio De Lucia. La figura di Fava diventa infatti un punto di partenza per riflettere sulle modalità con cui mafia, imprenditoria, banche e politica continuano a intrecciarsi. Emergono continuità e cambiamenti nei rapporti tra questi mondi, confermando la necessità di vigilanza e impegno.
Il documentario usa anche materiali originali, inclusi frammenti inediti dei discorsi pubblici di Pippo Fava. Le sue parole risuonano oggi come testimonianze dirette di coraggio civile. Lo definì «una bestia immane, una piovra oscura, la cosa più schifosa sulla faccia della terra», chiarendo con forza il disprezzo per la mafia. Questi passaggi mettono in rilievo la chiarezza e la fermezza del giornalista che, sulla scena pubblica, non abbassò mai la guardia.
La trasmissione in prima serata del documentario rappresenta un’occasione per ripercorrere una pagina di storia italiana legata al sacrificio personale e alla denuncia sociale. Le testimonianze e i racconti arricchiscono la conoscenza di un personaggio che ha lasciato tracce profonde nel tessuto di Catania e nel paese intero. Rimane un monito per le sfide ancora aperte nel contrasto alla criminalità organizzata e nel sostegno alla libertà di stampa.
